Il turismo, si sa, è in mano alla donna. O meglio la più importante forza che muove il segmento è femminile, una base solida, precisa, attenta, capace, competente, dedicata. Per questo, forse, l’UNWTO (United nations world tourism organisation) ha lanciato, CENTER STAGE, con il supporto del Ministero federale tedesco per la cooperazione e lo sviluppo economico (BMZ), Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (GIZ) GmbH e UN Women, il progetto “First Plane” (Center Stage), volto a promuovere “l’empowerment” delle donne e affrontare le disuguaglianze di genere accentuate dopo la crisi generata dalla pandemia nel settore turistico.

Il progetto sperimentale, della durata di un anno, novembre 2021 a novembre 2022, vede la partecipazione di quattro Stati membri e delle rispettive autorità nazionali turistiche: Giordania (MOTA), Costa Rica (ICT), Repubblica Dominicana (MITUR) e Messico (SECTUR).

Un esempio che potremmo prendere anche in Italia dove associazioni di categoria vantano donne ai vertici e comunque hanno una presenza muliebre nelle alte sfere direzionali. Ma non è abbastanza.

Le donne rappresentano ben più della metà di tutti i lavoratori del settore turistico su scala globale, per un totale del 54% secondo il World Report on Women in Tourism – Second Edition.

Questo però cozza con le condizioni economiche e sociali, lontane da quelle dei colleghi maschi, dati da alti tassi di informalità nel loro lavoro, basse qualifiche e minori opportunità di crescita professionale, il famoso “glass ceiling” quella barriera invisibile che separa i sessi e non permette, spesso, alle donne di fare carriera dirigenziale. Ad onta delle capacità.

Di conseguenza, le donne che lavorano nel turismo sono state colpite in modo sproporzionato, con un accesso più limitato ai benefici sociali e minori opportunità di far fronte alle devastazioni economiche della pandemia.

Storicamente, il settore del turismo ha rappresentato un’opportunità di emancipazione per le donne dato il suo grande potenziale per garantire una fonte di sussistenza e autonomia. Per questo motivo, l’UNWTO ha colto questa fase di ripresa come un’opportunità per approfondire le disuguaglianze di genere nel settore, comprenderle, evidenziarle e, soprattutto, correggerle.

Nell’ambito del progetto “Center Stage”, le amministrazioni nazionali del turismo e le aziende collegate partecipanti lanceranno un piano d’azione di un anno con una serie di misure concrete volte ad aumentare le opportunità di emancipazione delle donne. Avranno il supporto di ONG locali e organizzazioni professionali e con l’accompagnamento dell’UNWTO attraverso una serie di opportunità di formazione virtuali e dei confronti “vis a vis”.

Le attività proposte si articolano attraverso sei aree di lavoro: Occupazione; Imprenditoria; Istruzione e formazione; Leadership, politiche e processo decisionale; Comunità e società civile e misurazione per migliori politiche pubbliche. Queste aree sono state identificate attraverso questionari nei diversi paesi partecipanti e cercano di affrontare sfide specifiche in ogni contesto.

Insieme alle quattro amministrazioni del turismo partecipanti, il progetto avrà 10 aziende del settore turistico in ciascun paese e un totale di 16 ONG e associazioni legate alla parità di genere nel settore.

Le azioni del progetto Primo Piano comprenderanno attività di formazione con focus di genere, orientamento personalizzato per migliorare le condizioni di lavoro delle donne nel settore e cercheranno anche di produrre e generare dati disaggregati per sesso nel settore del Turismo .

E LA DOMANDA SORGE OVVIA E SPONTANEA…E IN ITALIA?